Ecco un nuovo gioiellino dell'indie italico, di quelli che si nascondono subito per non far vedere troppo in giro. La band è di Brescia ed ha alle spalle un breve passato in territori folktronici. Anche qui la folktronica è ben radicata, ad essa si aggiungono molte delle atmosfere degli Air più pop e molto, ma molto Brian Wilson (su tutte "Sybil Vane", anche un po', troppo, Beatles). Il tutto confezionato in maniera amatoriale, il più vicino allo spirito lo-fi, pur aprendosi all e molte strumentazioni che partecipano coralmente al disco. Brani brevissimi che mai scollinano oltre i due minuti, ad eccezione della conclusiva "Apretty Shore", divagazione spacey, viaggio nell' elettronica meno fatto di rumorini e altro. Il loro indie-pop è piaciuto fin da subito in Svezia, terra da sempre molto recettiva e creativa quando si parla di indie pop. La sospensione vocale, l'oniricità dell'atmosfera e la leggerezza musicale fanno il paio con una chitarra spessa suonata con riverberi, vera dicotomia, ma neanche tanto di questo EP, tanto comunque da far venire in mente i Cloud Cult o i soliti Grandaddy. Ecco siamo da quelle parti, con tutte le dovute proporzioni.
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